Ode alla portatilità (che suona meglio di stand-alonità)
Quando Elisa ed io abbiamo messo su questo sito, a cui non riusciamo a dedicare il tempo che vorremmo (soprattutto io), avevamo pensato a farne anche uno strumento, un media, con cui poter comunicare qualcosa di più che semplici impressioni ai nostri contatti/colleghi/amici/parenti.
Personalmente, tra le tante idee, avevo pensato di costruire un’interfaccia che mi consentisse di comunicare con gli amici colleghi, e ancor più con i colleghi amici, in modo meno formale, cercando di affrontare dietro le quinte alcune delle problematiche quotidiane.
Siccome moltissimi amici non sono degli informatici, nè tantomeno dei navigatori (termine che peraltro odio da quando è stato coniato) ma, al massimo, dei naufraghi, mi si vorrà perdonare l’uso massiccio di un linguaggio terra-terra (che i fighi chiamano user friendly). Lo scopo è risolvere dei problemi pratici, e non far vedere che abbiamo studiato…
Un problema che mi viene spesso rappresentato è l’impossibilità di raggiungere uno scopo, che potrebbe essere facilmente ottenuto mediante l’utilizzo di un determinato software, poichè lo stesso pone il requisito dell’installazione su un computer che richiede privilegi da amministratore per consentire l’operazione. Questo vincolo si presenta quasi sempre su PC in uso alle amministrazioni pubbliche ma anche su un numero insaspettatamente alto di PC aziendali:
La motivazione di questo vincolo è, normalmente e fondamentalmente, una: un software installato mette le mani dappertutto, soprattutto nei registri, e non è detto che l’utente sappia quello che sta facendo (a dire il vero non è detto che neppure il software lo sappia e, spesso, neppure Windows). Quindi niente installazioni, e mi va benissimo, però ci sono delle operazioni che potrebbero essere felicemente svolte utilizzando dei software che vengono definiti definiti software portatili (o portable software oppure stand-alone software (1), per gli anglofoni) che hanno la splendida caratteristica di non necessitare di nessuna installazione: li si lancia e loro si portano dietro quello che gli serve, come bravi trekkers, o al limite raccolgono per terra quello che trovano qua e là: non bussano a nessuna porta, non fanno prenotazioni… sono di passaggio e sanno di esserlo (2).
Un software portatile, quindi, soddisfa le nostre esigenze, fornendoci uno strumento informatico laddove ci sarebbe solo pianto e disperazione (è dura la vita, in ufficio, quando nessuno ti traduce il documento word in PDF… ehhhhh) e rispetta le sacrosante esigenze degli amministratori, soprattutto quando questi ultimi vengono chiamati per sistemare i casini generati dall’ultima versione ultracrakkata di AutoCad che qualcuno ha pensato bene di utilizzare per lo sviluppo renderizzato dei bigliettini di invito alla festa per il sesto compleanno del figlio Gigino.
Spesso, poi, un software portatile è anche, magari, uno splendido e solido software free, magari un bellissimo Open Source ultra supportato, ultra documentato e decisamente competitivo. In questo caso i vantaggi sono innegabili, e anche qualche piccolo scoglio (generalmente l’assenza di una localizzazione in lingua italiana) viene accettato ed affrontato di buon cuore.
Nei prossimi post proverò a suggerire, in modo snello e senza tecnicismi, alcuni di questi software. Ma ricordate sempre: se per la vostra tipologia lavorativa è previsto un Qualcuno (Amministratore di Rete, Responsabile ICT, Grande Illuminato, Capo-Bonzo ecc.) che deve autorizzare o essere messo a conoscenza o valutare o benedire l’uso di questi software, non dimenticate mai di interpellarlo PRIMA (anche perchè potreste commettere un illecito nel non farlo, occhio)!!! Probabilmente il “nostro” Amministratore di rete sarà felice egli stesso di scoprire che c’è un software che consente all’utente di convertire quel benedetto file word in PDF, senza doverglielo fare lui o procurare un software che dovrà poi installargli di persona, con gli idonei privilegi, così, una volta testato il programmino portatile e verificata la sicurezza e compatibilità, non potrà che incoraggiarne l’uso…
(1) Non vorrei perdere tempo a fare disquisizioni sul termine più corretto da utilizzare, normalmente un portable software ha la caratteristica di essere così piccolo da poter stare su un pen-drive, ma oggi vediamo suite da 100 mb che sono sì stand-alone, ma anche definite “portable”… del resto su un pen-drive oggi trovano economicamente posto almeno 16/32 Gb di spazio, per cui il concetto che portatile=piccolo diventa risibile. Direi che possiamo intendere stand-alone e portable (ma anche altri termini d’uso) come sinonimi, basta essere tutti d’accordo sul concetto di cui si parla…)
(2) E si alza il Pierino che dice “non è vero!”… Uff, talvolta questi programmi scrivono qualcosa, magari un file di configurazione o qualche valore su un registro. Allora mettiamola in questi termini: sono quasi sempre interventi innoqui… e poi, diciamola tutta, se il “nostro” sistema non li reputasse innoqui si limiterà a negare l’accesso e, quindi, l’installazione (anche se, normalmente, per un portable/stand-alone software non è proprio corretto parlare di installazione).
