Archivi per la categoria ‘Vita Vissuta’
1010ª Fiera di Sant’Orso
La Fiera di Sant’Orso di Aosta (che quest’anno festeggia la sua 1010ª edizione) è una grande manifestazione popolare, un inno alla creatività e all’industriosità delle genti di montagna. Ogni anno un migliaio di espositori, tra artisti ed artigiani valdostani, presentano con orgoglio e legittima soddisfazione i frutti del loro lavoro, svolto come hobby o come vera e propria attività produttiva, sempre però di stampo prettamente artigianale. 
Sono presenti tutte le attività tradizionali: scultura ed intaglio su legno, lavorazione della pietra ollare, del ferro battuto e del cuoio, tessitura del “drap”, stoffa in lana lavorata su antichi telai in legno, e poi merletti, vimini, oggetti per la casa, scale in legno, botti …
Nel Medio Evo la Fiera si svolgeva nel Borgo di Aosta, in quell’area circostante la Collegiata che porta il nome di Sant’Orso. Racconti leggendari narrano che tutto ha avuto inizio proprio di fronte la Chiesa dove il Santo, vissuto anteriormente al IX secolo, sarebbe stato solito distribuire ai poveri indumenti e “sabot”, tipiche calzature in legno ancor’oggi presentate alla Fiera. Adesso è tutto il centro cittadino ad essere coinvolto nella manifestazione, all’interno e a fianco della cinta muraria romana. La Fiera è anche musica, folklore e occasione di degustazioni gastronomiche di vini e prodotti tipici, con una vera e propria festa popolare, che trova il momento “clou” nella “Veillà“, la veglia nella notte fra il 30 e 31 gennaio, con le vie illuminate e piene di gente fino all’alba. (tratto dal sito istituzionale della regione Valle d’Aosta)
L’errore che ho commesso quest’anno, imperdonabile, è stato di non tener conto che il 30 ed il 31 gennaio coincidevano con un Sabato ed una Domenica, fatto che ha centuplicato il bacino di utenza nonchè l’affluenza. Mai più ! (almeno fino al prossimo anno)
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Dolcetto o Scherzetto?

Dolcetto o scherzetto? Una zucca trasformata in quattro e quattr’otto da Elisa, pronta per fare la sua bella figura in questa magica notte.
Bon, inserito questo post posso andare a farmi una doccia rovente, dal momento che scattare fotografie in pigiama, a 7 gradi, rigorosamente con tempi d’esposizione da 10 secondi, tende a raffreddarmi le ossa…
Venzone e la Festa della Zucca

La Festa della Zucca che si tiene ogni anno a Venzone (Udine) è diventata una sorta di pellegrinaggio obbligatorio annuale. Ammetto, come spesso avviene per chi è foresto, di aver scoperto praticamente per caso di questa manifestazione (grazie, Andrea!) e di averci trascinato Elisa all’avventura.
La sorpresa più grande, che sento rinnovarsi ogni anno, è stata quella di trovare, finalmente, una vero evento nello spirito medievale, dove i negozianti sono artigiani ed artisti, dove si cerca maniacalmente di rispettare un’estetica dell’insieme (commoventi i segnali stradali coperti con sacchi di iuta) senza per questo dimenticare che si è in un clima di festa… non è la Sagra della Zucca, nè il Mercatino nè tantomeno la Fiera… è la Festa della Zucca!
E’ così è proprio di festa il clima che si respira, con saltimbanchi e giocolieri che non recitano, ma vivono il loro, intimo spirito. Ed infatti ciò che non si respira è un clima di artificiosità, di messinscena, di recitazione, per quanto garbata: tutto appare naturale, quasi inevitabile, ed i personaggi in carne ed ossa che si muovono su questo meraviglioso palcoscenico, immerso in una cornice preziosa esaltata dalle luci e dai colori di ottobre, sembrano restituiti al loro tempo, così come la stessa città di Venzone, quasi spazzata via dalla storia dall’apocalittico terremoto del 1976, non potrà in nessun modo essere vista come un’opera recente di imponente restauro e ricostruzione, ma la semplice continuazione, nei secoli, di un borgo duecentesco.
Ecco ben quattro gallery, relative all’edizione di quest’anno. Le foto sono numerose (nonostante siano solo una piccola selezione ad uso web) ed ho pensato di dividerle così:
- Una prima gallery è dedicata a due prodotti tipici di Venzone, la protagonista della festa, la Zucca, ma anche la famosa lavanda di Venzone
- La seconda e la terza gallery mostrano un po’ di luoghi nonchè i mestieri artigianali, i cui professionisti si incontravano lungo le strade del borgo.
- La quarta gallery è dedicata agli eventi di domenica (tra cui la proclamazione della Duchessa della Zucca e la grande sfilata in costume)
Purtroppo, non avendo molto tempo a disposizione, le foto sono relative alla sola giornata di domenica (manca, quindi, tutto lo sviluppo del sabato, anche se la domenica è il giorno clou) e in un’arco di tempo che arriva solo fino al tardo pomeriggio. Magari in futuro farò di meglio…
Come al solito le immagini di ciascuna gallery può essere scaricata cliaccando sul nome o sulla descrizione, in basso a sinistra. Se vi scoraggia la pesantezza di questo post tutte le gallery si trovano anche nella sezione Gallery del sito
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Da Parigi con furore…
Allora, qui abbiamo un po’ di fotine che ci fa arrivare Elisa direttamente da Parigi, dove sta ravanando per musei e biblioteche con Elena ed Angela.
Chissà che in un remoto futuro non impari anche lei come si fa ad alimentare il sito a distanza, magari via MMS, visto che si può fare… ma non lo sa fare !? 8^)
Beh, che dire, ecco quello che è riuscita a mandarmi dalla super mega linea ADSL parigina che ha fatto installare Elena, nonostante sia quasi riuscita ad distruggere il router pochi giorni dopo aver fatto trivellare l’appartamento (rigorosamente alle 7.30, perchè non si dica che a Parigi oziano) per installare la linea telefonica!
Se poi Elisa avrà fatto bene i compiti, è anche possibile che posti qualche foto in più, per adesso questo è quanto!
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Al via il secondo corso ONAS patavino
Finalmente ai nastri di partenza il primo corso di secondo livello organizzato dalla sede patavina dell’ONAS (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Salumi) . Il 27 ottobre ci incontreremo nuovamente presso i locali che il dott. Salvan ci mette a disposizione presso l’omonima Azienda Agricola Salvan, a Due Carrare (PD), dinnanzi allo stupendo Castello del Catajo.
Un intenso programma, completamente dedicato ai prodotti di salumeria crudi, ci accompagnerà fino al mese di dicembre, quando affronteremo gli esami per l’abilitazione all’accesso al terzo livello (poltrona in pelle umana e tripla piana di ficus…)
Quella del primo corso è stata una gran bella esperienza, e sono sicuro che anche in questa occasione riusciremo a replicare.
Corrieri foresti, camorristi nani girovaghi e un piccolo genio in bicicletta.
Premessa lampo: Elisa aspetta un pacco, chiama il corriere che le dice che passerà lunedì mattina in un momento in cui, però, non saremo a casa. “I miei abitano poco distante (stessa via, stesso cognome sul citofono), è possibile consegnare a loro il pacco?” “Certo, signora, lasci sulla cassetta delle lettere un foglietto, sul quale indica al corriere dove recapitare il pacco”.
Nel pomeriggio rientro a casa, Elisa è ancora fuori, trovo la cassetta delle lettere istoriata e mi viene da sorridere… chiamo i genitori di Elisa e scopro che il corriere non è mai passato da loro. Per forza, è venuto da noi, non ha trovato nessuno e se ne è andato.
Ora, non mi pare che il messaggio fosse poco chiaro. Ho pensato una serie di possibili scenari: il corriere è un foresto, viene dalle terre di Cimmeria e parla l’orchesco, l’abissale e un poco di sottocomune. Si ferma solo dove il navigatore (si chiama Zio TomTom, è senegalese e parla a colpi di frusta) gli intima “qui!” e consegna il plico: chi c’è, c’è. Oppure il corriere non esiste, è un bambino che gira in bicicletta senza alcun pacco, applicando solo foglietti di mancata consegna (“tanto poi vengono a prenderselo”). In alternativa… mmmm… presumo che possa aver immaginato che un’organizzazione di camorristi girovaghi nani e giocolieri sfrutti una postazione mobile cui reindirizza, con artifici e raggiri, la consegna dei pacchi. Dopo il ritiro del plico la villetta fuffa viene sgonfiata e riposizionata altrove.
Ok, giusto il tempo di placare l’entusiasmo della fauna domestica per il rientro a casa di papà e telefono al corriere. La chiusura della storia è in perfetta sintonia con le premesse.
<io>“Buona sera. La chiamo per una consegna che doveva essere effettuata questa mattina. Siccome non eravamo a casa ci avete detto di mettere un foglietto sulla cassetta delle lettere dove indicavamo un recapito alternativo. Per la precisione quello dei genitori del destinatario che abitano poco più avanti. Il corriere è passato, ha lasciato il foglietto di mancata consegna e se ne è andato!”
<voce scocciata> “E vabbè, ma se voi non dite dove deve andare, come fa?”.
<io>”Grazie, vengo a ritirarlo io alla vostra sede” (che dista solo 35 chilometri).
Il bambino in bicicletta ha vinto ancora.



